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Le Tendiniti

Tendinite – Termine generico con il quale si indica un processo di tipo infiammatorio a carico di uno o più tendini (robuste formazioni anatomiche di tessuto connettivo fibroso attraverso i quali i muscoli volontari sono collegati al segmento scheletrico sul quale essi prendono inserzione). 
 
Prima di trattare in modo dettagliato l’argomento tendinite è opportuno chiarire il significato di alcune terminologie relative alle patologie del tendine; queste ultime infatti possono essere di diversa natura (è infatti necessaria una diagnosi corretta per poter intervenire adeguatamente): si parla di peritendinite quando è interessata solo la guaina del tendine, di tendinite quando si è di fronte a una patologia che interessa il tendine in toto, ma è di natura acuta e di tendinosi quando la patologia è ormai cronica. Contrariamente alla credenza comune, le patologie in -osi sono più gravi di quelle in -ite

Tendinite: cause e fattori di rischio
Generalmente la tendinite è provocata dal cronico ripetersi di microsollecitazioni a carico del tendine; a lungo andare infatti tali sollecitazioni provocano un’alterazione a carico delle fibrille (i tendini sono costituiti da una componente cellulare differenziata che è circondata da una matrice extracellulare formata da fibrille, proteoglicani ed elastina) che vengono lesionate in modo più o meno marcato; tali lesioni vengono riparate in modo spontaneo, ma le nuove cellule che entrano in gioco formeranno un nuovo tessuto la cui resistenza sarà minore di quella del precedente; si parla in questi casi (la quasi totalità) di tendinite da sovraffaticamento; è molto difficile che un tendine possa rompersi acutamente a causa di un sovraccarico, infatti, generalmente, una tensione eccessiva su un tendine provoca più facilmente lacerazioni a carico dei muscoli oppure dei segmenti ossei a cui sono collegati; questo perché il tendine è una struttura di per sé molto resistente. La persistenza dei microtraumi invece, come abbiamo visto, finirà per indebolire lentamente la struttura tendinea rendendola più esposta a lesioni più o meno gravi. 
I maggiori responsabili della tendinite sono quindi da ricercarsi in un sovraccarico funzionale; un tipico caso è quello di atleti che incrementano la frequenza e/o l’intensità delle proprie sedute di allenamento. 
In diversi casi l’insorgenza di una tendinite può essere causata, o perlomeno facilitata, dall’indossare calzature poco idonee; anche i runner che corrono su terreni molto duri o, al contrario, eccessivamente morbidi, vedono aumentare le probabilità di incorrere in una tendinite; maggiori rischi corrono anche coloro che effettuano allenamenti su terreni particolarmente sconnessi. 
Sono soggetti più a rischio di tendinite anche coloro nei quali non vi è un corretto equilibrio fra la forza muscolare (eccessiva) e la resistenza dei tendini; un tipico caso è quello di chi assume steroidi anabolizzanti(in campo sportivo tali sostanze vengono soprattutto usate nel body building e negli sport di potenza come lotta, sollevamento pesi, sprint ecc. allo scopo di incrementare notevolmente la massa muscolare). 
Fra i fattori di rischio di una tendinite si possono citare anche un riscaldamento troppo breve o inadeguato prima di iniziare una seduta di allenamento oppure una ripresa delle sedute di allenamento troppo rapida dopo uno stop causato da infortunio. 
Oltre alle cause soprariportate che, di fatto, possiamo imputare a un erroneo svolgimento di un’attività fisica, esistono anche altri motivi che possono essere alla base dell’insorgenza di una tendinite come, per esempio, la presenza di malattie quali l’artrite reumatoide, la gotta, l’insufficenza renale ecc. 
Altri fattori che possono predisporre il soggetto a tendinite o comunque ad altri tipi di tendinopatia sono quelli di tipo congenito; fra questi possiamo citare il valgismo o il varismo delle ginocchia, la dismetria degli arti, anomalie nelle curve del rachide ecc.
Altri fattori di rischio per la tendinite sono infine l’avanzare dell’età e le variazioni ormonali.

Tendinite: la sintomatologia
Il sintomo più caratteristico della tendinite è la dolenzia nella zona del tendine interessato dall’infiammazione; la sensazione dolorosa può aumentare, ma anche solamente comparire, quando il soggetto palpa la zona interessata oppure nel caso di movimenti che coinvolgano il tendine interessato. In molti casi la tendinite è associata a una riduzione della forza dei muscoli che sono collegati al tendine o ai tendini colpiti dal processo infiammatorio. 
Chi pratica un’attività sportiva percepisce talvolta la presenza del dolore nei momenti iniziali della seduta, ma non durante il prosieguo dell’attività; una volta terminato l’allenamento il dolore può fare di nuovo la sua comparsa. 
A seconda della gravità del processo infiammatorio possono essere presenti gonfiore e tumefazione più o meno marcati.

Diagnosi di tendinite
La diagnosi di tendinite, oltre a un’accurata analisi clinica, si avvale generalmente dell’ausilio di esami strumentali quali l’ecografia e la risonanza magnetica; attualmente l’ecografia muscolo-tendinea è lo strumento più idoneo per la valutazione della condizione dei tendini.
Le tendiniti più frequenti sono quelle a carico del capo lungo del bicipite brachiale, del tendine rotuleo, del tendine d’Achille, dei tendini che si inseriscono sull’epicondilo( classica epicondilite o gomito del tennista) .

L’esame chiave per le patologie del tendine è l’ecografia che oltre a rilevare lo stato del tendine può evidenziare anche calcificazioni. Un metodo alternativo di valutazione delle patologie tendinee utilizza il livello di gravità della patologia stessa. Occorre molta attenzione nell’usarlo perché certi tendini (come il rotuleo) possono dare sintomatologia modesta che induce a trascurare il problema con conseguente cronicizzazione della patologia.

Livello 0 – La patologia consente di correre normalmente, si manifesta al termine dell’allenamento, ma in genere scompare entro l’allenamento successivo. Terapie preferite in questa fase sono il ghiaccio (fondamentale e utilissimo), le pomate (la cui utilità è del tutto da provare e sono uno dei casi classici in cui anche la medicina tradizionale propone farmaci che non soddisfano la legge di guarigione totale), i cerotti antinfiammatori.

Livello 1 – Come il livello 0, ma è necessario l’uso di antinfiammatori sistemici (per bocca) per risolvere il problema entro l’allenamento successivo. Poiché l’impiego degli antinfiammatori non può essere prolungato all’infinito è necessario considerare il livello 1 come stato provvisorio che necessariamente evolve verso il basso (guarigione) o verso l’alto verso livelli più critici.

Livello 2 – Il problema non scompare entro l’allenamento successivo. È necessario intervenire con riposo e/o terapie fisioterapiche. Con il solo riposo si va da un minimo di 7 gg. per le peritendiniti leggere (normalmente 15 gg.) fino a quattro-sei mesi per le tendiniti reversibili più gravi. È possibile utilizzare terapie più sofisticate (laser, tecarterapia, neuromodulatore ecc.) che possono ridurre i tempi tempi della metà.

Livello 3 – Il più grave che richiede l’intervento chirurgico.

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